Avvocato spiega i rischi dei rimborsi forfettari volontariato nel Terzo Settore.

Rimborsi forfettari volontariato: Il Rischio Nascosto (Cassazione 23665/2025)

Sintesi per la corretta gestione dei rimborsi (Aggiornamento 2026): Secondo la recente giurisprudenza (Sentenza Cassazione n. 23665/2025), i rimborsi spese erogati ai volontari non possono mai avere natura forfettaria. Un rimborso è da considerarsi legittimo solo se va a coprire spese effettive, specifiche e rigorosamente documentate (tramite scontrini, ricevute o biglietti di viaggio). L’erogazione di importi fissi, legati ai turni o slegati dai costi reali, configura un serio rischio ispettivo, portando alla riqualificazione del volontariato in rapporto di lavoro subordinato o autonomo, con le relative conseguenze sanzionatorie e contributive.

Se gestisci un ente del Terzo Settore o un’associazione, devi prestare la massima attenzione. L’erogazione di rimborsi forfettari volontariato rappresenta oggi uno dei rischi legali e fiscali più sottovalutati in assoluto.

Pensare di essere al sicuro semplicemente chiamando “rimborso spese” una somma fissa versata a fine turno è un errore fatale. La recente e dirompente sentenza della Corte di Cassazione n. 23665/2025 ha tracciato un confine netto, eliminando ogni zona grigia.

In questo articolo analizzeremo perché la prassi dei rimborsi a forfait sta scatenando i controlli dell’Ispettorato del Lavoro e come puoi proteggere la tua associazione da pesantissime sanzioni o dalla riqualificazione dei rapporti in lavoro subordinato.

Perché i rimborsi forfettari volontariato sono sotto accusa?

Nel delicato mondo del Terzo Settore, la linea di demarcazione tra volontariato genuino e lavoro sommerso è sottilissima. L’Ispettorato del Lavoro non fa sconti e i controlli sono in costante aumento.

La controversia arrivata in Cassazione riguardava un’associazione di volontariato che aveva coinvolto alcuni soci nello svolgimento di servizi operativi legati all’emergenza sanitaria. Per ogni turno, l’ente prevedeva un rimborso di importo fisso pari a 25 euro.

I giudici di primo grado avevano considerato questa somma un importo “modesto”, sufficiente per coprire vitto e trasporto, escludendo quindi la subordinazione. Ma la Cassazione ha ribaltato questa visione.

Il principio di diritto della Cassazione (Sentenza 23665/2025)

La Suprema Corte ha stabilito un principio incontrovertibile: il tema decisivo non è la “modestia” dell’importo, ma la sua natura legale. Se il rimborso è forfettario e non documentato analiticamente, non può essere qualificato come rimborso spese in senso tecnico.

Ecco le regole auree confermate dalla giurisprudenza:

Prova rigorosa: Sono ammessi esclusivamente i rimborsi per spese effettivamente sostenute, provate e documentate. Il volontario deve solo recuperare ciò che ha speso, senza alcun margine di guadagno.

Assoluta gratuità: L’attività di volontariato non può mai essere retribuita, sotto nessuna forma.

Nessun forfait: I rimborsi forfettari volontariato hanno una funzione “antiabusiva”; non sono permessi perché spesso nascondono rapporti di lavoro veri e propri.

(Per approfondire i dettami legislativi, ti invito a consultare il testo del Codice del Terzo Settore – D.Lgs 117/2017 sulla Gazzetta Ufficiale).

Le conseguenze legali: Dalla riqualificazione alle sanzioni

Cosa accade se l’Ispettorato del Lavoro bussa alla porta della tua associazione e trova traccia di erogazioni fisse?

Se la somma erogata non è collegata a spese singolarmente provate (scontrini, biglietti, ricevute), il rapporto esce immediatamente dal perimetro del volontariato in senso stretto.

A quel punto, il giudice è chiamato a verificare se il rapporto debba essere riqualificato come lavoro autonomo o subordinato, valutando le modalità concrete con cui l’attività veniva svolta.

Se sussistono indici come turni fissi, continuità organizzativa, direttive stringenti e, appunto, pagamenti periodici non giustificati, il rischio di riqualificazione aumenta sensibilmente. Le conseguenze? Recupero dei contributi INPS arretrati, sanzioni amministrative per lavoro nero e responsabilità diretta per gli amministratori.

Come gestire i rimborsi in totale sicurezza

Per operare in sicurezza, l’improvvisazione non è più ammessa. Serve una solida struttura amministrativa, supportata da una consulenza fiscale e contabile per associazioni altamente qualificata.

Ecco le mie indicazioni operative, come Avvocato, per mettere al riparo il tuo ente:

  • Stop agli automatismi: Elimina immediatamente qualsiasi forma di rimborso “automatico” o legato al numero di presenze/turni.
  • Redigi un Regolamento Interno: Predisponi una policy chiara sui rimborsi, distinguendo in modo inequivocabile tra spese di missione, costi di trasporto, vitto e altre voci ammissibili.
  • Pretendi le pezze d’appoggio: Conserva sempre ricevute, scontrini fiscali, biglietti di viaggio e dichiarazioni analitiche. La gestione documentale impeccabile è la tua unica e migliore difesa in caso di accertamento.

Se l’obiettivo del tuo ente è invece quello di remunerare in modo stabile una determinata attività, l’unica strada percorribile è instaurare un regolare rapporto di lavoro o di collaborazione.

Consulenza Legale per il Terzo Settore a Roma e Benevento

La lezione della Cassazione è semplice ma rigorosa: il volontariato non può essere pagato in modo occulto. Un inquadramento corretto fin dall’inizio fa la differenza tra la sopravvivenza della tua associazione e una chiusura per debiti ispettivi.

Gestisci rimborsi forfettari volontariato e vuoi sanare la situazione prima di subire un controllo?

Non aspettare che sia troppo tardi. Una gestione trasparente oggi ti eviterà problemi devastanti e costosi domani. Per una valutazione della tua documentazione o per una consulenza personalizzata, puoi contattare l’Avv. Avvocato D’Andrea –

FAQ: DOMANDE FREQUENTI SUI RIMBORSI SPESE AI VOLONTARI

I rimborsi forfettari volontariato sono legali sotto i 150 euro mensili? No. La giurisprudenza ha chiarito che non è l’importo a determinare la legittimità, ma la sua natura. Qualsiasi importo fisso slegato da spese documentate è illegittimo e sanzionabile.

Cosa serve per rimborsare regolarmente un volontario? Occorre dimostrare l’effettivo esborso. Servono scontrini, biglietti del treno/bus, pedaggi autostradali o fatture intestate, accompagnati da una nota spese firmata dal volontario e approvata dall’ente.

Cosa succede se l’Ispettorato riqualifica il rapporto? Se l’Ispettorato ritiene che il rimborso celi un vero stipendio, il volontario viene riqualificato come lavoratore dipendente. L’ente dovrà pagare contributi INPS e INAIL arretrati, oltre alle pesanti sanzioni per lavoro non dichiarato.


Avvocato Roberto D'Andrea

Avvocato Roberto D’Andrea

email: avvrobertodandrea@hotmail.com

tel.: 392 684 5445


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